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25 | 09 | 2016
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25 Aprile Liberazione e Vita PDF Stampa E-mail
Scritto da Paola Marino   
Lunedì 25 Aprile 2016 05:52

 

 

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Festa della Liberazione

Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po' di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. La mia roba, datela ai poveri del paese. Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.

Vostro figlio Armando

Viva l'Italia! Viva gli Alpini!

Armando Amprino

Possa il mio grido di "Viva l'Italia libera" sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l'avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice!

Franco Balbis

Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l'Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.

Viva l'Italia libera!

Achille Barilatti

Gianna, figlia mia adorata,

è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.

Sarò fucilato all'alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno…

Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre.

Paolo Braccini

Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.

La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.

Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.

Giordano Cavestro

Dante in exile

libertà va cercando, ch’è sì cara,/come sa chi per lei vita rifiuta

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Aprile 2016 06:01
 
Buona Pasqua! PDF Stampa E-mail
Scritto da Paola Marino   
Sabato 26 Marzo 2016 16:07

 

Buona Pasqua!

Nella storia del festival le canzoni che riuniscono forte identità tematica, orecchiabilità e legame con la realtà sono in verità pochissime. La prima è indubbiamente "Vola colomba". E' il 1952. Trieste, occupata dalle truppe angloamericane è "territorio libero", "zona A". Non fa ancora parte dell'Italia e le ambizioni della Jugoslavia di Tito sulla città giuliana sono una precisa e minacciosa realtà. Sanremo risponde con la metafora di una struggente storia d'amore cantata da Nilla Pizzi: "Vorrei volar laggiù dov'è il mio amor, che inginocchiata a San Giusto (nota basilica romanica e dedicata al patrono di Trieste, ndr) prega con l'animo mesto, fa’ che il mio amor ritorni presto. Chi è l'amor che deve tornare? Ma l'Italia naturalmente. Come chiarisce il verso: fummo felici uniti e ci han divisi. Messaggio e canzone unirono la nazione e "Vola colomba" vinse.

Mario Luzzatto Fegiz

https://www.youtube.com/watch?v=Zg4cCMdwFSU

Non è semplice esprimere “il senso di appartenenza”, ma le canzoni, spesso più di altre forme di comunicazione, lo sanno fare.

“Vola Colomba” appartiene al novero delle canzoni evocative: come Luzzatto Fegiz ricorda, vinse il Festival di Sanremo, perché gli italiani ne avevano inteso il significato profondo ed è il sentire all’unisono che, in fondo, crea le basi di una Nazione.

In un Europa dilaniata dal terrore fondamentalista, asserragliata ai confini dalle ondate dei migranti, preoccupata di salvare l’unità economica, non meno di quella politica, vi è il rischio che ogni Stato si rinserri nel suo guscio identitario, dimenticandosi della propria appartenenza alla comune casa europea.

La cooperazione tra Stati, specie, in questo periodo, quella tra intelligence e forze di polizia di tutti i Paesi interessati da problematiche drammaticamente comuni, è fondamentale per preservare non solo la sicurezza, ma la stessa identità europea; e tuttavia, questa identità dovrebbe essere “sentita” come tale.

A sancire il senso di appartenenza all’UE non basta l’Inno alla Gioia, che tuttavia, come forse Eco avrebbe pensato e scritto, ha un valore simbolico ed evocativo tale da riuscire a saldare ancora, in momenti estremamente delicati e difficili, “le diverse anime”, ancora non perfettamente combacianti, dell’Europa, che tuttavia si fonda su un nucleo di valori abbastanza omogenei e condivisi.

Il 25 marzo, in una Bruxelles devastata dai recenti attacchi terroristici, davanti al Palazzo della Borsa, si è reso omaggio alle vittime con l’esecuzione del celebre inno beethoveniano.

http://www.ilgiornale.it/video/politica/bruxelles-linno-gioia-contro-terrore-1239443.html

Oltre all’eco delle sue note, rimane delle sue parole, nella mente, l’incipit, che oggi suona quasi come un monito: “Fratelli!”.

Ed è proprio al concetto di fratellanza che Bauman ha fatto riferimento nella parte finale di un’intervista, a cura di Francesca Paci, apparsa su La Stampa del 26 marzo, avente ad oggetto i recenti attentati di Bruxelles.

Alla domanda se fosse preoccupato per la civiltà occidentale, Bauman ha risposto: “La sola ma grave ragione per essere preoccupato è la fortunatamente piccola possibilità che l’Europa abbandoni i suoi valori e si pieghi al codice di comportamento dei terroristi, sarebbe il suicidio della casa della moralità e della bellezza dov’è nata l’idea di libertà, eguaglianza e fratellanza”.

La colomba col ramoscello d’ulivo nel becco è universalmente riconosciuta quale simbolo di pace.

Dalle pagine di Letteraturagiuridica.it ne lanciamo una, ideale, seppur con animo mesto, come nella poesia in musica interpretata dalla Signora Pizzi, augurando ad ogni italiano, al nostro Paese ed all’Europa intera un futuro sereno, nella comune fratellanza.

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Marzo 2016 16:13
 
Emergnza in Siria. Un aiuto concreto PDF Stampa E-mail
Scritto da Paola Marino   
Sabato 09 Gennaio 2016 13:29

Emergenza in Siria. Un aiuto concreto

Da La Stampa Mondo

08.01.2016

giordano stabile

INVIATO A MANAMA (BAHREIN)

«Che colpa abbiamo? I miei bambini possono mangiare solo foglie ed erba. Stanno morendo. Portateci armi, portateci angeli. Per misericordia, aiutateci». E’ l’appello disperato che arriva da uno degli abitanti di Madaya, un villaggio siriano sulle montagne vicino al confine con il Libano, sotto assedio da un mese da parte dell’esercito di Damasco. L’uomo parla in uno dei video e delle foto postate da attivisti locali per denunciare la situazione disperata. «La gente sta morendo al rallentatore – è la testimonianza di Louay, un’assistente sociale prigioniera anche lei da un mese -. La gente mangia foglie, fiori fatti crescere nei vasi in casa. Ne ho mangiato un petalo, amarissimo, ma non abbiamo altro».

Dopo un mese di assedio, ieri il governo ha autorizzato il primo convoglio umanitario dell’Onu e del World Food programma. Ma la situazione è ancora terribile. La Mezzaluna Rossa, parla di almeno 40mila persone da assistere, e servono aiuti ingenti: «E’ un’area completamente circondata da montagne coperte di neve – spiegava la portavoce Abeer Etefa -. Finora sole pochissime quantità di cibo potevano arriva da tunnel, ma a dei costi spaventosi».

«Uomini, donne, bambini, tutti, dai venti ai settan’anni, hanno perso almeno quindici chili. Ci sono bambini che sembrano scheletri – racconta Ebrahem Abbas, un ex sergente dell’esercito siriano che ha disertato e si era rifugiato nella cittadina -. Non c’è un bambino che non abbia gli occhi incavati, persi nel vuoto per la fame». Un altro attivista, Sham Abdullah, racconta che i «bambini mangiano zuppe fatte di foglie, erba e acqua».

 

 

“Medici senza frontiere” si sta battendo per portare aiuti, anche di ordine sanitario, agli assediati.

Letteraturagiuridica.it ti invita a sostenere concretamente la loro missione nel mondo.

Questo il link con tutti gli indirizzi utili

http://www.medicisenzafrontiere.it/sostienici/donazioni/tutti-i-modi-per-sostenere

Nella causale del versamento si può specificare che la donazione a Medici senza frontiere riguarda l’emergenza siriana.

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Gennaio 2016 13:37
 
I valore dei gesti - Giornata della Memoria PDF Stampa E-mail
Scritto da Paola Marino   
Martedì 26 Gennaio 2016 23:10

Il valore dei gesti

Come tramandare ai bambini il ricordo della Shoah

Giornata della Memoria 2016: per non dimenticare ed essere custodi del proprio prossimo

Un sito dedicato al “pianeta della mamme” cerca di spiegare come i genitori dovrebbero tentare di rispondere alle domande dei loro figli sulla Shoah, sensibilizzandoli al culto della memoria, riuscendo a consapevolizzarli, senza traumatizzarli.

***

Sintesi di un articolo di Emanuela Cerri pubblicato sul sito PianetaMamma.it

Giornata della Memoria: come spiegarla ai bambini. Bisogna ricordare, tramandare e raccontare ai bambini la Shoah. Vediamo come si può fare

…La Shoah è … unica. E’ diversa da ogni altro genocidio o strage abbia avuto luogo nella Storia. Perché non è stata mossa solo dall’odio o da interessi politici ed economici. E’ stata la più lucida manifestazione della programmazione della morte. Una macchina di morte, quella nazista, nella quale la “razionalità” dell’orrore era finalizzata alla morte dell’ultimo ebreo d’Europa, e presto, chissà, del mondo. Una macchina di morte che organizzava la morte di migliaia di ebrei romani non nella loro città, ma a migliaia di chilometri di distanza…

Il nazismo, con l’Olocausto, ha riassunto in sé tutte le tipologie di odio nei confronti dell’“altro”, e per questo quella organizzata dal regime di Hitler può essere considerata la “soluzione finale” contro la diversità. C’è chi, per motivi di interesse politico, o perché ancora infettato dall’odio, o perché non in grado di sopportare il peso collettivo della memoria di una tragedia che non riesce a essere compresa e della quale tutti i popoli d’Europa portano la responsabilità, preferisce negare anche di fronte ai documenti e alle testimonianze.

Ma il ricordo può molto. Perché il ricordo è attivo. Porta a farsi domande. A muovere cuore e menti facendole organizzare perché tutto ciò non accada di nuovo. Perché ricordare è un dovere che dobbiamo ai morti e ai vivi. Il "GIORNO DELLA MEMORIA" che viene celebrato ogni 27 gennaio, nella nazione e nelle scuole, serve proprio a non dimenticare le sofferenze di allora, per saper scegliere di evitare nuove sofferenze oggi, ad altri popoli e ad altre persone, in qualsiasi parte del mondo.

Disse Primo Levi a proposito di Anna Frank:


Una singola Anne Frank detta più commozione delle miriadi che soffrirono come lei, la cui immagine è rimasta nell’ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere

Si può parlare della Shoah ai bambini? Sotto i sei anni si può ma i concetti spiegati sono troppo difficili per essere compresi, però poi è bene spiegare con parole che loro conoscono, raccontare sotto forma di storia, leggere Anna Frank e primo Levi, far vedere film come "La vita è bella", "Il bambino con il pigiama a righe" o "Shindler's list".

Emanuela Cerri

***

L’articolo della Cerri mi ha colpito perché si preoccupa di sensibilizzare i genitori sulle tecniche comunicative da adottare con i figli, avallando l’idea che i ragazzini possano comprendere lo stridore esistente tra la normalità della loro quotidianità e il suono cupo di una tragedia lontana, che continua a gridare l’ignominia dello sterminio programmato.

Ritengo che ai fanciulli, specie a quelli che pongono più domande, si possa tentare di tramandare la memoria di un orrore, in realtà inesplicabile, con la forza (spesso tacita) dei gesti.

1)Si possono mostrare loro, ad esempio, i disegni realizzati da altre mani fanciulle, che col linguaggio vivido e squillante dell’infanzia, per quanto rubata, infranta e vilipesa, il dramma della Shoah hanno tentato di rappresentarlo, restituendo la valenza liberatoria di un gesto che mentre ritrae si libra oltre l’hic et nunc, mentre descrive e rappresenta la condizione dei deportati, imprigiona sul foglio l’atroce banalità del male dei carnefici, quegli stessi carnefici il cui silenzio stride ancora oggi accanto alla memoria vivida di chi, a distanza di anni, ha avuto il coraggio di parlare, temendo di non essere creduto, così come stride l’annebbiata e assertiva presunzione dei negazionisti.

olocausto dei bambini

Quale attore potrebbe raffigurare questa disperazione, quale regista rendere così inquietanti questi sguardi, quale fotografo riuscirebbe a rappresentare l’indicibile, se non fosse vero?

***

 

Da Il Fatto Quotidiano – sintesi di un articolo di Annalisa Dall’Oca

Giorno della Memoria 2016, “Disegna ciò che vedi”: la testimonianza dal lager attraverso la matita di una bambina

Helga Weissova – Arrivo a Terezin

Helga Weissova

http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2016/01/Helga-Weissova-Nel-cortile-200x200.jpghttp://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2016/01/Helga-Weissova-Rovistare-nellimmondizia-200x200.jpghttp://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2016/01/Helga-Weissova-Il-dormitorio-nelle-baracche-200x200.jpg

http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2016/01/Helga-Weissova-Il-conteggio-delle-gambe-200x200.jpghttp://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2016/01/Helga-Weissova-La-selezione-200x200.jpg

L'OLOCAUSTO 71 ANNI DOPO - In mostra a Lucca i disegni di Helga Weissova, una dei bambini di Auschwitz…

Lei, Helga Weissova è stata una dei bambini di Terezin. Per tre anni visse rinchiusa nel ghetto con la sua famiglia, poi fu fatta salire a forza su un treno merci, direzione Auschwitz…Memorie trasformate in arte che verranno esposte al pubblico in occasione del Giorno della Memoria e del Ricordo 2016.

“Disegna ciò che vedi” disse il padre a Helga, nel 1941. Erano appena stati internati a Terezin, cioè il campo di concentramento di Theresienstadt, definito transitorio perché da lì si veniva smistati altrove: spesso ad Auschwitz, come accadde a Helga, che poi finì anche a Mauthausen. Lei gli aveva portato, di nascosto, il disegno di un pupazzo di neve. Helga, che all’epoca aveva 12 anni, obbedì e disegnò molto: sua madre che contava i capi di biancheria nel cassettone, mentre suo padre annotava le quantità, “perché prima di essere deportati – recita la didascalia al disegno – gli ebrei dovevano consegnare un inventario di tutti i loro averi”. Ancora, l’arrivo a Terezin: “A ogni persona era concesso un bagaglio di 50 chili. Una valigia poteva essere spedita, mentre il resto doveva essere portato a mano”. O il dormitorio nelle baracche: “All’inizio, dovevamo dormire sul pavimento e ogni persona aveva circa un metro quadrato e mezzo a disposizione. Più tardi furono costruiti dei letti a castello a 3 piani”.

E sono quei disegni – il pupazzo di neve, le immagini del campo di concentramento, la morte e i carri funebri – i protagonisti della mostra di Lucca, in programma fino al 6 febbraio. Disegna ciò che vedi presenta in esclusiva le immagini alle quali la piccola Helga ha dato vita nel ghetto di Terezin, dove rimase per ben tre anni. A differenza dei più noti disegni dei bambini di Terezin, però, quelli di Helga sono ritratti della tragica realtà quotidiana del ghetto e, grazie al suo straordinario talento, ne rappresentano ancora oggi un’insostituibile testimonianza documentaria”.

Annalisa Dall’Oca

***

I disegni di Helga parlano, raccontano la verità, sprigionando l’enorme forza rappresentativa racchiusa nella piccola mano, nel pugno innocuo di una bambina, che stringe semplicemente una matita, ma con la sua straordinaria naturalezza espressiva è in grado di sfidare e sconfiggere il silenzio dei carnefici, le menzogne dei negazionisti, in cui risuona l’eco antica di una frase ben nota: “Sono forse il custode di mio fratello?”.

2)Se il primo gesto per consapevolizzare i fanciulli è mostrare loro i disegni di altri fanciulli che hanno tentato di riprodurre il loro dramma personale, che è parte di una tragedia collettiva, quale altro gesto significativo, senza dire troppe parole, potrebbe mai compiere un adulto, al fine di ridurre la portata dolorosa di immagini, che possono comunque avere un impatto emotivo forte sulla psiche e sulla sensibilità di un minore?

Credo che una delle proprietà più spiccate del fanciullo sia quella di saper discernere, persino con più nettezza rispetto agli adulti e con maggior franchezza, ciò che è disarmonico e ingiusto rispetto a ciò che è armonico e retto: i comportamenti che apprendiamo nel corso dell’esistenza contribuiscono a formare la nostra personalità, e persino la nostra percezione della realtà e dei rapporti umani è condizionata da ciò che abbiamo imparato tanto a nostro vantaggio come a nostre spese (non impariamo solo l’alfabeto, l’aritmetica, il modo di convivere o sopravvivere nella società in cui cresciamo, gli usi e i costumi di popoli lontani; a volte, impariamo anche a mentirci, a giustificare l’ingiustificabile, a condannare per convenienza e ad assolvere per la stessa ragione, a rimanere freddi di fronte alle tragedie altrui sul presupposto che è la vita ad averci indurito e che noi non abbiamo nessuna o poca parte nella costruzione dei muri che edificano la nostra indifferenza), ma non c’è nulla di più libero dai filtri con cui, crescendo, schermiamo l’esistenza, dell’animo di un fanciullo: che gioisce delle piccole cose e coglie, spesso con uno sguardo interrogativo e però ricolmo di una inesplicabile consapevolezza, il confine delicatissimo che separa il bene dal male (delicatissimo, perché troppo facile da oltrepassare).

Non citerò uno dei soliti film sull’Olocausto, per avallare la mia tesi, ma un film per la televisione, che si usa mandare in onda sotto le feste natalizie: Il Piccolo Lord (con un superlativo Alec Guinness ed un espressivo e convincente Rick Schroder), tratto dall’omonimo romanzo per ragazzi di Frances Hodgson Burnett.

Il piccolo Cedric Errol scopre all’improvviso di essere il nipote del conte di Dorincourt e il nonno di cotanto nipote reputa opportuno insegnare al fanciullo “il mestiere di conte”, senza omettere proprio nulla: gli illustra i fasti del casato Fauntleroy , gli mostra gli arazzi e i ritratti che magnificano gli antenati, le tenute e le stalle, ma lo introduce anche alle segrete del castello, che racchiudono la stanza delle torture.

Il ragazzino sgrana gli occhi: quegli occhi dicono tutto, esprimono un’inquietudine che va ben oltre il disappunto. Ceddie non riesce ad accettare che la Storia (anche quella della sua famiglia come quella della più ampia famiglia umana) possa raccogliere nelle sue pieghe una simile barbarie. Capisce tutto da bambino, senza filtri, né il nonno lo preavverte o lo prepara: gli mostra la stanza degli orrori, ma poi gli stringe la mano, lo rassicura.

Il Conte di Dorincourt non dice una parola, ma compie un gesto che dice tutto.

Il Piccolo Lord (1980) - Parte II. Vedi a partire dal minuto 09.31

http://www.dailymotion.com/video/x3k0w2l

Si può custodire una mano nella propria, il cuore di un altro nel proprio ed è come custodire il suo stesso destino.

Gli orrori della storia forse possono aiutarci a comprendere che è un imperativo vitale custodire il proprio prossimo con la stessa cura con cui dovremmo custodire noi stessi, anche per amore di chi ci ama: a volte, basta un solo gesto.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Gennaio 2016 23:20
 
Aggiungere ogni età alla propria PDF Stampa E-mail
Scritto da Paola Marino   
Lunedì 04 Gennaio 2016 13:02

AGGIUNGERE OGNI ETA’ ALLA PROPRIA

Tiziano,_tre_età_dell'uomo_01

Tiziano Vecellio – Le tre età dell’uomo

Una considerazione sul tempo passato, vissuto come ineluttabilità, è rinvenibile, dal minuto 35:48 al minuto 37:06, nella VII puntata dello sceneggiato Rai “Marco Polo”, diretto da Giuliano Montaldo

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d20313fa-2083-4990-bb4c-e5ff5378802c.html

Adorazione dei Magi Tornabuoni

Adorazione Tornabuoni – Domenico Ghirlandaio

Allo stesso modo che un discorso o una lettura o un pensiero alquanto intenso trae in inganno chi percorre un cammino e si accorge di essere giunto prima di essersi avvicinato (alla meta), così questo viaggio della vita, costante e velocissimo, che percorriamo con la stessa andatura da svegli e da addormentati, non si manifesta agli affaccendati se non alla fine…

…Soli tra tutti sono sfaccendati coloro che si dedicano alla saggezza, essi soli vivono; e infatti non solo custodiscono bene la propria vita: aggiungono ogni età alla propria; qualsiasi cosa degli anni prima di essi è stata fatta, per essi è cosa acquisita. Se non siamo persone molto ingrate, quegli illustrissimi fondatori di sacre dottrine sono nati per noi, per noi hanno preparato la vita. Siamo guidati dalla fatica altrui verso nobilissime imprese, fatte uscire fuori dalle tenebre verso la luce; non siamo vietati a nessun secolo, in tutti siamo ammessi e, se ci aggrada di venir fuori con la grandezza dell'animo dalle angustie della debolezza umana, vi è molto tempo attraverso cui potremo spaziare. Possiamo discorrere con Socrate, dubitare con Carneade, riposare con Epicuro, vincere con gli Stoici la natura dell'uomo, andarvi oltre con i Cinici. Permettendoci la natura di estenderci nella partecipazione di ogni tempo, perché non (elevarci) con tutto il nostro spirito da questo esiguo e caduco passar del tempo verso quelle cose che sono immense, eterne e in comune con i migliori?

Seneca

La parte di Maria (Vangelo di Luca, 10, 40-42)

…Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”.

 
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